Perché la domanda di laureati nelle Marche resta bassa
Solo il 5,8% delle assunzioni previste nelle Marche a giugno 2026 richiedeva una laurea, con una lieve risalita all’8% a luglio: numeri che fotografano un mercato del lavoro regionale ancora poco orientato verso profili ad alta qualificazione. Secondo l’assessore al Lavoro Tiziano Consoli, la causa principale risiede nella struttura produttiva marchigiana, dominata da piccole e medie imprese che tradizionalmente non richiedono personale altamente specializzato.
Il tessuto produttivo e la fuga dei cervelli
• PMI e bassa intensità di conoscenza: molte aziende marchigiane operano in settori tradizionali (calzaturiero, mobile, agroalimentare, meccanica leggera) dove la competitività si basa su costi, flessibilità e relazioni commerciali più che su innovazione radicale o R&D interna.
• Opportunità altrove: chi possiede una formazione elevata tende a trovare sbocchi più strutturati in aziende che hanno investito in tecnologia, internazionalizzazione e processi innovativi, spesso localizzate fuori regione o all’estero.
• Fuga dei laureati: nel 2025 le Marche hanno perso 868 laureati tra i 25 e i 34 anni, un dato che si inserisce in un trend più ampio di “fuga di cervelli” dal Centro Italia verso Lazio, Toscana e altre regioni con sistemi produttivi più dinamici.
Non solo stipendi: il nodo della crescita professionale
Consoli sottolinea che il salario, pur importante, non è il fattore decisivo: ciò che spinge i giovani a lasciare la regione è la mancanza di percorsi di crescita occupazionale e professionale. Se un laureato non intravede qui possibilità di avanzamento di carriera, responsabilità gestionali o progetti innovativi, guarda naturalmente ai grandi gruppi o alle multinazionali.
Marche Giovani e il nuovo patto per il lavoro
La Regione ha lanciato il programma Marche Giovani, con incentivi fino a 50.000 euro a fondo perduto per le imprese che assumono laureati under 36 in ruoli qualificati (manager, quadri, profili tecnici avanzati). L’obiettivo è duplice:
• Trattenere i talenti: rendere economicamente vantaggioso per le PMI assumere giovani con competenze elevate. • Innescare un salto di qualità: manager e quadri possono aiutare le piccole imprese a internazionalizzarsi, digitalizzarsi e crescere.
Tuttavia, lo stesso assessore ammette che gli incentivi da soli non bastano: servono infrastrutture, servizi, un sistema produttivo più competitivo e un passaggio generazionale nelle imprese.
Formazione e autoimpiego: risultati promettenti
• ITS e formazione professionale: registrano tassi di inserimento lavorativo superiori al 90%, dimostrando che percorsi mirati e vicini alle esigenze delle aziende funzionano.
• Autoimpiego: con i fondi dedicati sono nate oltre 500 nuove imprese, segno che c’è spirito imprenditoriale ma va incanalato verso settori ad alto valore aggiunto.[ Cosa manca per invertire la rotta
Per trasformare Marche Giovani da misura tampone a leva strutturale servirebbe: • Investimenti in innovazione: più R&D, brevetti, collaborazioni università-impresa. • Attrattività territoriale: trasporti, servizi digitali, housing, asili nido e assistenza agli anziani per conciliare lavoro e famiglia. • Riduzione del mismatch: potenziare i Centri per l’impiego e allineare formazione e domanda reale delle aziende. • Passaggio generazionale: favorire l’ingresso di giovani in ruoli decisionali nelle PMI familiari.
In sintesi
La bassa domanda di laureati nelle Marche non è un’anomalia statistica ma il riflesso di un modello produttivo che, pur solido, fatica a evolversi verso attività ad alta intensità di conoscenza. Marche Giovani è un primo passo, ma per trattenere i cervelli serve una trasformazione sistemica: più innovazione, più servizi, più opportunità di carriera e un patto chiaro tra istituzioni, imprese e giovani.