Naspi anche con la conciliazione

Naspi anche con la conciliazione
La fruizione della nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego (Naspi), ossia la nuova indennità mensile di disoccupazione introdotta dal Dlgs 22 del 4 marzo scorso, è subordinata, oltre al possesso dei prescritti requisiti contributivi e lavorativi, dall'aver perduto involontariamente l'occupazione.

Non ne hanno diritto, pertanto, i lavoratori che abbiano rassegnato le proprie dimissioni, ovvero abbiano risolto consensualmente il rapporto di lavoro.

Con riferimento a tale ultima casistica vi sono però delle eccezioni. La prima di queste è contemplata dall'articolo 3, comma 2 del decreto legislativo, e fa riferimento alla speciale procedura di conciliazione da tenersi presso la direzione territoriale del Lavoro secondo le modalità previste dall'articolo 7 della legge 604/1966. Le risoluzioni consensuali intervenute all'interno di tale procedura, pertanto, sono compatibili con l'eventuale trattamento Naspi.

Ma il ministero del Lavoro, nell'interpello 13/2015, ha ritenuto di riconoscere la nuova indennità di disoccupazione, in presenza degli altri requisiti, anche in favore dei lavoratori licenziati che accettano l'offerta economica proposta dal datore nella cosiddetta “conciliazione agevolata” prevista dall’articolo 6 del Dlgs 23/2015. Infatti, ha ricordato il ministero, a differenza della precedente Aspi relativamente alla quale il legislatore aveva rigorosamente fissato le fattispecie di esclusione del trattamento, la disciplina della nuova Naspi ne individua l'ambito di applicazione “in positivo”, senza indicare le ipotesi di esclusione. La nuova conciliazione agevolata prevede che in caso di licenziamento il datore di lavoro abbia la facoltà di offrire al lavoratore, nei termini di impugnazione stragiudiziale e in una delle sedi previste dall'articolo 2113, un importo la cui accettazione determina l'estinzione del rapporto e la rinuncia alla eventuale impugnazione del licenziamento. Ma tale rinuncia si riferisce alla sola impugnazione e non incide sul titolo qualificatorio della causa di cessazione del rapporto di lavoro (che rimane il licenziamento). Pertanto, argomenta condivisibilmente il ministero, non modificando il titolo della risoluzione del rapporto, la fattispecie deve intendersi pur sempre quale ipotesi di disoccupazione involontaria conseguente ad atto unilaterale di licenziamento del datore di lavoro, e, in quanto tale, compatibile con il trattamento Naspi.

Analoga compatibilità deve ammettersi per i casi disoccupazione intervenuti a seguito di risoluzione consensuale del rapporto indotta dalle notevoli variazioni delle condizioni di lavoro derivanti dal trasferimento del lavoratore ad altra sede della stessa azienda (ad esempio sede di destinazione che dista più di 50 km dalla residenza del lavoratore, ovvero mediamente raggiungibile in 80 o più minuti con i mezzi pubblici). Tali casi furono già ritenuti dall'Inps compatibili a suo tempo con l’indennità di disoccupazione ordinaria (circolare 108/2006) e l'Aspi (circolare 142/2012). Lo sono, a maggior ragione (in considerazione dell'ambito applicativo “in positivo” della nuova indennità di disoccupazione), con la Naspi.

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