Welfare aziendale e limite dei 258 euro

Le imprese utilizzano spesso i benefit come strumento premiante e a sostegno del «benessere» dei lavoratori
Detassati i voucher ai dipendenti purché di importo non superiore a 258,23 euro. Il welfare aziendale come mix di agevolazioni ritagliate su misura. Questa è la politica adottata da molte imprese per migliorare la produttività e il benessere dei lavoratori. Accanto ai buoni pasto elettronici, dal 1°luglio detassati fino a 7 euro giornalieri (secondo l'articolo 51, comma 2, lettera c del Tuir), le imprese possono concedere particolari voucher, validi per l'acquisto di beni e servizi presso gli esercizi convenzionati. Il valore reso tramite tali buoni è pari o anche superiore a quello di mercato dei prodotti o servizi offerti, ma - nei limiti della disciplina - il costo fiscale e contributivo è pari a zero.

A seconda della convenzione stipulata, i voucher possono consentire l'acquisto di prodotti alimentari, libri di scuola per i figli, servizi di trasporto pubblico per percorsi liberi, anche diversi da quello casa-lavoro (risoluzione delle Entrate 126/E del 2007), prestazioni mediche specialistiche eccetera.
In deroga al principio di omnicomprensività del reddito di lavoro dipendente, l'articolo 51, comma 3 del Tuir prevede che non concorre a formare il reddito imponibile il valore dei beni ceduti e dei servizi prestati se l'importo complessivo nel periodo di imposta non è superiore a 258,23 euro.

Se invece il valore corrisposto è superiore, lo stesso concorre interamente alla formazione del reddito di lavoro dipendente. Nonostante dal 29 maggio 2008 sia stata soppressa la non imponibilità delle erogazioni liberali, seppure nei limiti del previgente articolo 51, comma 2 lettera b del Tuir, l'agenzia delle Entrate ritiene che ove le liberalità siano erogate in natura (sotto forma di beni o servizi o anche di buoni acquisto) possano comunque rientrare nella previsione di esclusione dal reddito di cui al comma 3 articolo 51 se di importo non superiore a 258,23 euro nel periodo d'imposta (circolare 59/2008). Peraltro, in tale circostanza l'esclusione dal reddito opera anche se la liberalità è erogata a un solo dipendente.

Questa è una apprezzabile differenza rispetto alla maggior parte dei compensi in natura (per i quali invece è richiesta l'erogazione alla generalità o categorie omogenee di lavoratori) che lascia maggiore libertà di scelta al datore di lavoro nella concessione dei voucher. Ai fini della determinazione in denaro dei valori relativi ai beni e servizi, riferiti ai buoni acquisto, si deve considerare il valore normale previsto dall'artiolo 9, comma 3, del Tuir. Nella risoluzione 26 del 2010, le Entrate hanno ritenuto ammissibile che si possa tener conto del prezzo scontato che il fornitore pratica al datore di lavoro sulla base dell'apposita convenzione stipulata.

Da ciò ne consegue che il fringe benefit ottenuto dal dipendente beneficia anche delle migliori condizioni offerte al datore di lavoro in virtù della propria forza contrattuale. Infatti, a fronte del limite massimo di 258,23 euro, il valore di mercato della quantità di beni acquistati dai dipendenti può essere più elevato.
Se invece è l'azienda a cedere direttamente ai suoi dipendenti tramite voucher i beni da essa stessa prodotti, il valore dei prodotti da prendere in considerazione è pari al prezzo mediamente praticato dall'azienda stessa nelle cessioni al grossista (articolo 51, comma 3, del Tuir). Anche in questo caso senza sforare il tetto dei 258,23 euro il dipendente porta a casa beni per un valore al dettaglio maggiore. Tuttavia, secondo un'interpretazione ristrettiva, il ministero limita la fattispecie in esame unicamente ai dipendenti delle aziende che producono beni e che effettuano cessioni ai grossisti (circolare 326/1997).

Alcune insidie si possono nascondere nell'effettuare il calcolo del limite fiscale dei 258,23 euro. In primis è bene precisare che l'esenzione è generalizzata per tutti i compensi in natura. Quindi il sostituto dovrà porre attenzione agli altri fringe benefit eventualmente concessi (auto, prestiti, abitazioni eccetera). Inoltre, in sede di applicazione delle ritenute, si dovrà tener conto di tutti i valori erogati nello stesso periodo d'imposta, anche da altri sostituti, al netto delle eventuali somme corrisposte dal dipendente per i beni e servizi fruiti.

L'eventuale eccedenza rispetto ai 5,29 euro dei buoni pasto potrebbe essere computata ai fini della franchigia di 258,23 euro? Secondo il parere dell'Agenzia, contenuto nella risoluzione 26/2010, ciò non è possibile considerato che l'evidenziazione del valore nominale riportato sui ticket restaurant fa ritenere che gli stessi non costituiscano erogazioni in natura.

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